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Giornata della Memoria 2026





 

 




Introduzione

La diaspora e l'ebreo errante


E' almeno dal 2016, con una ricerca dell'EURISPES,che si torna a parla di negazionismo della Shoah.
Per la Giornata della Memoria, occorre fare un preambolo sulla cosiddetta "diaspora".
Una breve parentesi sulle numerose espulsioni, esodi forzati e periodi di esilio imposti agli ebrei nel corso della storia.

Si va dal periodo degli Assiri, i Babilonesi e dell'Antica Roma.
Ad andare a quelle del Medio Evo perpretate da quasi tutti i Paesi Europei,
come i re di Francia, Re Filippo Augusto e Filippo il Bello,
Re Edoardo d'Inghilterra nel 1290;
Luigi I d'Ungheria
Ferdinando e Isabella di Spagna
e Re Manule I di Portogallo

Nel 1500 numerosi stati italiani cacciarono via gli ebrei, compreso Napoli e Genova;

Mentre dal 1791 fu il turno della Russia con Caterina la Grande, e da lì  la persecuzione
si estese a tutta l'Europa Orientale, ampiamente raccontata nella celebrazione Hassidica di Elie Wiesel.






In tempi moderni, oltre la Shoah nazista del '45,  con la fondazione dello Stato d'Israele,
iniziarono ad accanirsi contro gli ebrei anche Paesi come Iraq, Egitto, Libia e Yemen,
dove gli ebrei vi abitavano da millenni, e da dove furono espulsi.

Infine con la guerra fredda, i comunisti polacchi, li cacciarono dal loro paese nel 1968,
ma è noto che anche Stalin fosse antisemita.


















Ma Qual'è il motivo per il quale gli ebrei sono sempre stati cacciati via?

Non esiste un'unica causa, ma piuttosto un insieme di fattori religiosi, economici e politici che sono mutati a seconda delle epoche.

Il fattore religioso, si aprì strada in epoca romana quando il cristianesimo divenne religione di stato.
La Chiesa  alimentò l'idea, che gli ebrei erano colpevoli di aver ucciso Gesù.

A questo si unì il fattore economico. Agli ebrei era consentito prestare soldi, che invece era peccato, per i cristiani.
E i regnanti, che non sono mai stati da meno rispetto ai politici odierni, li facevano prima arricchire con gli interessi che incassavano,
per poi intervenire per sequestrare, e impossessarsi dei loro beni ed espellerli dal Paese.


E ancora il fattore della diversità, della mancata integrazione, diciamolo pure, dell'ignoranza,
venivano accusati di ogni genere di nefandezza, come di uccidere i bambini per rituali magici, 
(mentre è noto che soprattutto fra il 1700 e tutto il 1800 gli ebrei hanno dovuto lottare contro il battesimo
dei bambini, amministrato ai bambini dalla Chiesa contro il loro volere)

di avvelenare i pozzi per sterminare i cristiani, come nella peste nera del 1348.

In Europa, il Nascere dei nazionalismi fu un ulteriore svantaggio per gli ebrei, che erano visti come ostacolo
in quanto vivevano in disparte, un gruppo chiuso  fra loro.

Infine nel XX secolo, in pieno illuminismo, subentrarono i motivi razziali, tema questo ripreso con più veemenza dal nazismo.

Oggi la Guerra fra l'Israele e Gaza, riaccende l'antisemitismo.


Chi si interessa di psicologia, sa bene che un bambino che riceve violenza,
quando diventerà grande, userà anch'esso violenza sugli altri.

E’ questo il meccanismo che occorre fermare.

(Chi vi scrive vede sulle pagine di cronaca locale le guerre di camorra fra famiglie, le vendette trasversali,
vendette che passano fra discendenti e figli di discendenti).

Questo Popolo non ha avuto mai il bene e la Pace.

Da questo scaturisce odio, rancori, violenza.

Ed è ciò a cui dovremmo riflettere quando facciamo ricorso alle armi, alla guerra, alla violenza.


#Lettura della poesia




"Alle fronde dei salici" di Salvatore Quasimodo
(composta per le vittime di Marabotti).






E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio,
al lamento d’agnello dei fanciulli,
all’urlo nero della madre,
che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.


II parte


Nelle puntate dei precedenti anni, abbiamo visto come la Shoah sia stata ricordata,
sia nella letteratura con libri e poesie, sia nelle composizioni musicali e sinfoniche,
 sia ovviamente dai quotidiani e giornali.


Facciamo un passo indietro,


Il tema della Shoah ha generato nel tempo articoli giornalistici di enorme impatto,
sia durante il conflitto (spesso ignorati o relegati nelle pagine interne) sia nel dopoguerra,
contribuendo a formare la coscienza civile mondiale.


Nel maremagnum di articoli scritti, ne abbiamo classificato 10 articoli o inchieste giornalistiche significative,
suddivise tra testate italiane e internazionali:



Stampa Italiana

"La Shoah sul Corriere d'informazione" (1945): Il primo articolo di rilievo nel dopoguerra apparve nell'agosto del 1945 a firma di Attilio Graziani, in occasione del settimo anniversario del Manifesto della Razza.

Editoriali di Gabriele Nissim (Gariwo/Vari): Numerosi articoli che hanno introdotto il concetto dei "Giusti", cambiando la prospettiva della memoria da solo racconto del male a esempio di resistenza morale.


Stampa in Lingua Inglese


"Buried by the Times" (New York Times, 1939-1945): Non un singolo articolo, ma una serie di inchieste storiche successive (come quelle di Laura Leff) che hanno analizzato come il principale quotidiano USA abbia "sepolto" le notizie sullo sterminio, nelle pagine interne durante la guerra.

"Goebbels Spurs Abuse for Jews" (spars abius for gius) (New York Times, 14 nov 1941): Uno dei rari articoli di prima pagina che denunciava apertamente l'inasprimento delle persecuzioni naziste prima dell'attuazione sistematica della "Soluzione Finale".

"2,000,000 Jews in Poland Herded Into Ghettos" (The Globe and Mail, 1941): Un articolo pionieristico che forniva al pubblico anglofono le dimensioni reali della segregazione di massa in Polonia già all'inizio del 1941.

"The Nazi Plunder of Church Bells" (New York Times, 2025): Un'inchiesta recente che analizza il furto sonoro e culturale perpetrato dai nazisti, offrendo una nuova chiave di lettura sulla distruzione sistematica dell'identità europea durante l'era della Shoah.








Stampa in Lingua Francese

"Libération-Soir" (8 maggio 1945): L'edizione speciale pubblicata a Parigi alla fine della guerra in Europa, fondamentale per la prima divulgazione di massa in Francia delle immagini e dei racconti provenienti dai campi appena liberati.

"15,000 Arrested By Gestapo" (United Press/Stampa Francese, 1942): Articoli basati sui rapporti del governo di Vichy che documentavano, seppur con toni allora cauti, i rastrellamenti di massa e le deportazioni verso la Slesia (Polonia).


Fra tutti questi articoli ne analizziamo due.


Partiamo da quello redatto sul Sole 24 del 2019, e dal titolo "Shoah, quale Memoria?".




L'articolo analizza le criticità del rapporto tra l'Italia e la memoria della Shoah, evidenziando come persista nel Paese una visione autoindulgente che tende a minimizzare le responsabilità del regime fascista e le complicità interne nella deportazione di circa novemila ebrei. Nonostante l'integrazione della comunità ebraica e le celebrazioni ufficiali, l'indagine internazionale "Holocaust Remembrance Project" inserisce l'Italia tra le nazioni "non indenni" dal revisionismo, criticando la mancanza di volontà politica nell'indagare a fondo le ombre del passato.

Un punto centrale della critica riguarda la gestione dei beni sottratti: l'Italia viene segnalata per l'estrema lentezza nella restituzione delle opere d'arte trafugate alle vittime. Secondo esperti internazionali, lo Stato italiano si sarebbe concentrato quasi esclusivamente sul recupero del patrimonio pubblico perduto, trascurando il censimento e la restituzione dei beni privati appartenuti alle famiglie perseguitate. Mentre nazioni come la Francia hanno riconosciuto le colpe dei governi collaborazionisti e l'Austria ha fatto passi avanti nelle restituzioni, l'Italia appare ferma a una narrazione di comodo, con una classe politica accusata di mostrare scarso interesse verso un'analisi storica rigorosa e completa delle proprie responsabilità nazionali.


Ecco invece una sintesi dell'articolo "I 13 sopravvissuti" del 2020.


L'articolo del Corriere della Sera accende i riflettori sugli ultimi tredici sopravvissuti alla Shoah residenti in Italia, figure come Edith Bruck, Liliana Segre, Sami Modiano e le sorelle Bucci, definendoli i "custodi" di una memoria che rischia di farsi più fredda con la loro scomparsa. Nonostante l'età avanzata, questi testimoni continuano a dialogare con le nuove generazioni, convinti che il loro racconto diretto sia l'unico modo per trasformare l'orrore in coscienza civile.

L'analisi, curata dallo storico Marcello Pezzetti, ripercorre storie drammatiche: dalle deportazioni infantili nei ghetti ungheresi e a Rodi, fino all'atroce "Kinderblock" di Auschwitz, dove i bambini cadevano vittima degli esperimenti del dottor Mengele. Il testo sottolinea come la tecnologia e il cinema (attraverso documentari come Kinderblock e Il viaggio più lungo) stiano oggi raccogliendo il testimone di queste voci per consegnarle al futuro. Il messaggio finale è di speranza e resilienza: sebbene siano "gli ultimi", i sopravvissuti vedono nei giovani i "frutti magnifici" della loro testimonianza, garantendo che la Memoria resisterà anche quando non ci sarà più chi potrà dire "io c'ero".


(fine recesione)






In questi anni dove è venuto fuori il negazionismo, e parliamo già dal 2016, e dove senz'altro ciò che è accaduto a Gaza non ha contribuito a mitigare i sentimenti antisemiti, che come è noto esistevano già da prima della seconda guerra mondiale. In questi giorni, ci si interroga su  come è possibile sintetizzare il ruolo della "Giornata della Memoria e della Shoah" sotto il profilo della sociologia e psicologia delle masse?



Dal punto di vista della psicologia delle masse, la Giornata della Memoria funge da "dispositivo di elaborazione del lutto collettivo". Secondo le teorie di Freud e Volkan, la ritualizzazione annuale previene la "scissione" traumatica, integrando l'orrore nella coscienza pubblica per evitare che diventi un rimosso patologico capace di generare nuova violenza [1]. L'obiettivo è trasformare il "trauma scelto" in una base etica condivisa, dove l'identificazione empatica con le vittime rompe la dinamica "ingroup-outgroup" tipica del pregiudizio.


Sotto il profilo della
sociologia, l’evento è un pilastro della "religione civile" moderna. Émile Durkheim definirebbe questa ricorrenza come un momento di "effervescenza collettiva" necessaria a ribadire i valori sacri di una società laica [2]. Tuttavia, la sociologia critica (come quella di Bauman) avverte sul rischio della "routinizzazione": la memoria rischia di diventare un simulacro istituzionale che assolve le coscienze, anziché stimolare un'analisi sulle strutture burocratiche e tecnologiche che rendono ancora possibile la deumanizzazione [3].

Inoltre, si osserva il fenomeno della "memoria multidirezionale": in una società globalizzata, la Shoah funge da archetipo attraverso cui altri gruppi interpretano le proprie sofferenze. Se da un lato ciò universalizza il messaggio, dall'altro pone sfide psicopolitiche legate alla "concorrenza tra vittime" [4]. In sintesi, la giornata oscilla tra la funzione vitale di collante morale e il pericolo di trasformarsi in un esercizio mnemonico sterile, privo di una reale riflessione sulle dinamiche di potere attuali.


citazioni:

1) Psicologia del Trauma e Memoria Collettiva
2) Le Forme Elementari della Vita Religiosa – Durkheim
3) Modernità e Olocausto - Zygmunt Bauman
4) Sociologia della Memoria - Studi e Ricerche



Lettura della Poesia:


* PENSA AGLI ALTRI *
di Mahmoud Darwish, poeta palestinese








Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua,
pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.



Conclusioni


Da anni oramai quando entro in una chiesa sento ripetere che islam, cristiani, ebrei
appartengono allo stesso ceppo, e anche che un giorno il Signore radunerà il suo popolo,
non necessariamente da una singola religione, ma fra i giusti della terra per farne tuttuno.
Da napoletano con la mia è una cultura spiccia, di quel famoso testo di Antonio De Curtis, "A livella",
mi ha riportato alla mente quel passo dove Totò racconta l'inutile litigio nato fra i due defunti, 
fra il nobile marchese e lo spazzino, a cui avevano dato sepoltura vicino.
E nemmeno a farlo apposta, ho citato un attore comico che spesso nei suoi films canzonò il fascismo.

Forse capiranno troppo tardi, magari con rabbia, di ritrovare in cielo
un ebreo, un palestinese, un nero, un persiano, un etero, un gay,

e Cristo in croce con tutte le sue scritture, quei rotoli che a 8 anni srotolava nella Sinagoga

ognuno con la sua Shoah






   
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